Gazzetta di Mantova - La Rauti: basta perdere tempo. Si confrontino storici e politici


GAZZETTA_DI_MANTOVA_22-05-2018

Cittadinanza del Duce

«Il Comune ha cose più importanti da discutere invece che impegnare le sedute consiliari per revocare la cittadinanza a Mussolini». Lo afferma la senatrice di Fratelli d’Italia, Isabella Rauti. Che definisce quella di Pd e Si «una battaglia contro la storia».
«Qui non si tratta – prosegue la Senatrice Rauti – solo di perder tempo e di spostare l’attenzione sulla cittadinanza onoraria a Benito Mussolini per distrarre l’opinione pubblica dalle vere urgenze cittadine, ma in tutto questo accanimento c’è l’incapacità di una sinistra in crisi di identità ed ossessionata da un passato che non torna e che è stato storicizzato». Per questo motivo «li invito a portare fuori dall’aula la loro decisione ed a organizzare un incontro-confronto pubblico diverso da quelli fatti fino ad ora sulla questione, alla presenza del sindaco Palazzi, di storici di chiara fama e di politici di tutti gli schieramenti a garanzia di imparzialità. Questo confronto, del quale mi farei personalmente promotrice insieme a loro, permetterebbe di fare maggiore luce sulla storicizzazione del Fascismo e sulla necessità del Paese tutto di una “pacificazione nazionale”».




Giovedì 17 maggio, ore 17:30 – Presentazione del libro "L'aquila e la fiamma" di Nazzareno Mollicone – Aula Consiliare, Palombara Sabina, Via Piave 35


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ALLE RADICI DI UN’IDEA: Il progetto nazionalpopolare e l’attualità del pensiero di PINO RAUTI - Hotel Loreto San Gabriele - Via Guglielmo Marconi 22, Loreto (AN) - Intervento di Ovilio Vitali


Ringrazio Fabrizio Del Gobbo per avermi invitato a rendere la parola e darvi un cameratesco saluto. Mi tocca, anche se non era necessario, perché sono stato il promotore di questa manifestazione che si doveva tenere in precedenza nel nostro abituale “covo” di Villa Luzi a Passo di Treia, ma poi ho pensato di coinvolgere gli amici del circolo “Il Quadrato” di Ancona e il gruppo “Aires” di Fermo, per dargli una impostazione regionale, come ben merita la figura del personaggio politico che oggi stiamo celebrando, coinvolgendo anche Gabriele Bavona di Fano, e Peppe Traini di San Benedetto, nostri vecchi rappresentanti nelle lorpo provincie, delle tesi che oggi stiamo rievocando.

Sono un vecchio arnese di una vecchia politica ma di un’idea che non tramonta anzi ora è attuale più che mai, dopo lo sfracello che sta attraversando questa falsa democrazia corruttrice di un popolo anch’esso corrotto e corruttore, per totale mancanza di senso dello stato e amor di patria. Ma quest’idea, specialmente in questo momento, non trova uomini e mezzi capaci per riportarla in auge, anche per la responsabilità di centinaia di piccole formazioni locali, ognuna con una fiamma diversamente stilizzata e altri simboli di riferimento che servono solo alla bramosia dei titolari per essere eletti al massimo consiglieri comunali, senza alcun vincolo di appartenenza. Inoltre non riesco a comprendere le due formazioni di estrema destra che da anni si cimentano nelle competizioni elettorali nazionali ma che si odiano e si annullano fra di loro. Senza considerare anche la parte moderata e democratica di chi ci dovrebbe rappresentare in parlamento, che si è adagiata al vangelo partitocratico e che per sopravvivere deve fare lo zerbino a personaggi che non sono nostri anche se qualcuno esprime alcuni nostri concetti e con tali concetti ha preso perfino (forse) il potere, ma questi nostri parlamentari soffrono del peccato originale per essere stati, quasi tutti, marchiati da tatuaggi indelebili impressi sulla loro pelle dal cognato di Giancarlo Tulliani e che ora vogliono rifarsi una verginità. I veri missini non dimenticano e non perdonano.

Potrei chiudere qui, ma mi permetto di dilungarmi un po’ perché io dal 1976 al 1991 sono stato un “homo rautianus” e un fervido propangadatore del suo verbo. Sono arrivato ad affascinarmi alle tesi rautiane attraverso un lungo percorso. Vengo da lontano, sono, penso, il decano di questa assemblea e fieramente fra un anno, se il destino vorrà, festeggerò i 70 anni di continuo impegno politico militante, non da protagonista (ed abbiamo visto i protagonisti dove ci hanno condotto) ma come manovalanza a mie spese, come tanti altri.  Sono anche, forse, l’unico rappresentante della gioventù italiana del littorio e uno degli ultimi rappresentanti della RSI, fiamma bianca ed i miei maestri sono stati poi Ernesto Massi, il primo Almirante, non segretario del partito, Pino Rauti ed ultimo Beppe Niccolai, per cui il movimento sociale italiano è stato per me un’esperienza di sinistra, beninteso, di una certa sinistra, sociale e nazionale. Ma posso dire con la celebre frase del giusti: “e buon per me che la mia vita intera mi regalasse di conservare un sasso su cui c’è scritto non cambiò bandiera”. Che io non ho mai tradito. «Etiamsi omnes ego non».

Il mio rapporto politico con Pino nel tempo

Nel 1976 deluso da una certa politica dei nostri voti in frigorifero, subii la scissione del partito e benché fossi amico di Grilli e Cerquetti che abbandonarono, per fedeltà rimasi nel MSI. Intanto avevo già sentito parlare da qualche anno di un Centro Studi Ordine Nuovo che con la sua azione cuturale e politica stava combattendo l’immobilismo politico ed un reducismo sterile, utile per conservare un bacino elettorale consolidato con lo sguardo rivolto al proprio originario mondo d’appartenenza il MSI. E quando Rauti e gli altri rientrarono nel partito, manifestando la volontà di misurarsi su un terreno più strettamente politico, compreso quello elettorale, non ebbi nessun dubbio ed entrai nel famoso covo di Via degli Scipioni, a Roma sede storica dei seguaci del “Gramsci nero”.

Intanto qualche anno prima un giovane sannita, Generoso Simeone, aveva lanciato  questo appello al mondo giovanile. «Non è più possibile restare alla finestra a guardare un mondo che va in rovina, una civiltà che viene distrutta… ci vuole una politica che incide, qualifica, chiarisce; una politica che graffia e che colpisce; una politica di alternativa globale, che faccia, balenare un mito e un’idea per le nuove generazioni, capace di affascinare e trascinare per la creazione di un nuovo ordine sociale.  E l’Europa si unisca davvero e torni al suo primato di civiltà». Rauti capì che era arrivato il momento di uscire allo scoperto e radunò nel suo “covo” giovani delusi ed altri volenterosi, che divennero poi tanti ed incisero per 15 anni sulla politica del MSI. Io fui l’unico presente delle Marche.

Bisognava venire qui o nella libreria di Enzo Cipriano per rendersi conto che il rautismo è qualcosa di più di una semplice corrente. Un’area composita di fascisti eretici di tutte l’età, nazional bolscevichi (in odio agli USA), cattolici tradizionalisti, cultori della mitologia dei popoli iperboreali, appassionati di sette esoteriche, oltre a pochi originali che vengono definiti “i maghetti”. Un’apparente confusione e in estrema sintesi, come scrisse un osservatore esterno Giovanni Tassani «il caso teorico nella cultura di questo mondo è la conseguenza del sovrapporsi di storia e mito. Le vicende del passato sono cioè vissute e interpretate attraverso elementi simbolici più che razionali.»

Simbolo del rautismo è la medaglietta, croce celtica, che mette insieme l’emblema cristiano e la paganeggiante ruota solare dei popoli arì. Portata al collo con catenina è l’unico gadget dell’homo rautianus.

Nel 1977, il guppo “Linea Futura” nato in occasione dell’XI congresso missino e di cui ero delegato per le Marche, diventa il centro politico intorno a quella che Rauti definisce la strategia delle “iniziative parallele” destinate a riannodare il nostro dialogo con una più vasta opinione pubblica e che, per loro natura e modo di esplicitarsi, sono rinnovatrici rispetto alla struttura classica del nostro partito. Si da vita alle radio libere di area, emerge dopo il primo Campo Hobbit, la realtà della musica alternativa; nascono pubblicazioni e associazioni che si occupano, in modo specifico del mondo femminile, dell’ecologia attraverso i “G.R.E.”, e delle altre forme di comunicazione come grafica, satira, fumetti.

Intanto io mi do molto da fare, promuovo riunioni e convegni, affronto un congresso provinciale con la presenza proprio di Almirante dove leggo la mozione di Linea Futura fra clamori e schiamazzi con dura reprimenda del segretario, ma riuscii a far eleggere tre delegati per il già citato congresso nazionale. Il solco era stato tracciato.

Nel 1979 nasce il quindicinale “Linea” e l’esperienza di questo giornale da ulteriori ragioni all’azione del gruppo rautiano, che, con le tesi di “Spazio Nuovo” elaborate in vista del congresso di Napoli dello stesso anno pone l’accento sulla necessità di proporre non solo un modello alternativo di stato rispetto a quello democratico parlamentare, quanto anche di dare una risposta alla crisi di fiducia del marxismo e alle debolezze del modello capitalistico, nel segno di una battaglia sociale incentrata sull’idea corporativa e sulla socializzazione. In questo congresso fui cooptato per entrare a far parte del comitato centrale del partito. Nel 1982 ci fu l’abbandono degli “Amici della Fogna” i giovani del Fronte della Gioventù capitanati dal valido Marco Tarchi espulsi dal partito per indisciplina. Fu un grave colpo per la corrente rautiana, ed anche per me, perché molto amico di Marco e appassionato per i suoi indirizzi metapolitici. Ma rimasi.

Poi gli anni a venire e altri congressi, altre mozioni come “Andare Oltre” dove si lanciò lo slogan dello «sfondamento a sinistra» perché era previsto con largo anticipo la fine dell’unione sovietica e il conseguente sbandamento del Partito Comunista Italiano e dei suoi seguaci. Erano i tempi in cui Almirante cominciò ad avvertire scarso fiuto politico per il vento che durante il suo lungo regno cambiò più volte, grandi gli errori, le incertezze, le ambizioni. Poi  nel 1983 l’occasione perduta per far uscire i nostri voti dal “frigorifero” a lui tanto caro e che già gli era costato la scissione di democrazia nazionale. Per la prima volta un Presidente del Consiglio, Craxi, lo incontrò in forma ufficiale a Palazzo Chigi e lo autorizzò a dire all’esterno che “l’arco costituzionale è morto” per cui avvenne anche lo sdoganamento pubblico del MSI. Non solo, Craxi, nella breve stagione del cosiddetto “socialismo tricolore”, invia il ministro Formica a prendere contatti con Niccolai e Accame, noti e bollati come “fascisti di sinistra”. Ma Almirante continua ad ondivagare e non coglie, ancora una volta, l’occasione propizia. Si crogiola sull’esistente, riempie ancora le piazze con la sua oratoria, ma le urne sono ancora scarse di voti. Non afferra le chiavi per aprire quel chiavistello che lo isola nel ghetto, ma lui nel ghetto ci sta bene e non ha alcuna voglia di uscire.

Nel 1987 Rauti prosegue per la sua strada e si allea con Beppe Niccolai che con la sua mozione “Progetto Italia” sfida il segretario del partito Almirante che, per l’età e le condizioni di salute precarie è costretto a passare il testimone al suo delfino Gianfranco Fini. In questo congresso di Sorrento Rauti declina il nuovo ruolo alternativo al partito con cui si propone di fare del MSI il nuovo “polo di riferimento” per gli illusi ed ormai disillusi della “vecchia sinistra”. Vince Fini per pochi voti e diventa il nuovo segretario. Ma la costante polemica interna e la debolezza della gestione finiana, tre anni dopo, per un “colpo di palazzo” ordito dagli stessi vecchi almirantiani contro Fini, reo di averli scavalcati dall’ordine generazionale alla normale successione del vecchio capo, portano Rauti a conquistare, al congresso di Rimini del Gennio 1990, la guida del MSI. In realtà è il canto del cigno della linea nazional popolare, che stenta a trasformarsi in azione politica concreta, che spesso appare contraddittoria agli occhi dei suoi stessi sostenitori che si sono accorti del voluto isolamento che avevano costretto la loro guida i nuovi componenti della segreteria. Nel Giugno de 1991 Rauti si dimette da segretario. Per il suo gruppo di riferimento è diaspora. Alcuni scendono a patti con Fini, rieletto senza congresso, altri  danno vita a nuovi soggetti politici irrilevanti. Altri ancora abbandonano l’agone politico. Io fra questi.

Rauti rientra nei ranghi, ormai isolato. Dopo quattro anni al congresso di Fiuggi si batte come un leone contro lo scioglimento del MSI in Alleanza Nazionale. Perde, ma fonda nel Marzo 1995 “Fiamma Tricolore” e dopo alterne vicende nel 2005 “Idea Rauti” ma al di la della sua vicenda politica, un alternarsi di visioni alte, previsioni geopolitiche azzeccate, proposte innovative e coraggiose intrecciate, purtroppo, a un tatticismo talvolta incomprensibile, rimane il “pensiero”, rimangono le “inquietudini”, le «idee che mossero il mondo», come il titolo del suo primo libro che ho letto, e di seguito i sei volumi della «storia del fascismo» scritta insieme a Rutilio Sermonti, che feci acquistare a tutti coloro che mi seguivano nella propaganda politica di quel tempo.

I miei rapporti personali con Pino

Quale è stato il mio rapporto personale con Pino in tanti anni che ho avuto rapporti con lui?  Dal 1976 quando primo fra tutti andai alla prima riunione a Roma dopo l’appello di generoso Simeone e poi continuando  attraverso le mozioni congressuali di “Linea Futura”, “Spazio Nuovo” e ”Andare Oltre” fino al congresso di Sorrento nel 1987, poche volte ho avuto modo di parlare con lui a lungo perché era uno strano  personaggio  che non voleva essere disturbato più del lecito. E, ogni volta che mi convocava era per lamentarsi dei miei comportamenti in quanto, per la verità aveva sempre ragione.  E’ venuto a Civitanova tre volte e ne ricordo una in particolare. Eravamo nel 1979, nel pieno degli anni di piombo, e doveva tenere un comizio in una piazza che non prometteva nulla di buono. Presi le necessarie contromisure e feci venire da Osimo un sostanzioso schieramento di giovani (allora ce n’erano parecchi) di Radio Mantakas, muniti tutti di bandierine tricolori allacciate a robusti manichi di legno che servirono infatti durante e dopo il comizio quando scoppiò una bagarre senza esclusione di colpi. Mi premunii a portare, dopo il comizio, Pino fuori dal campo di battaglia, ma durante il percorso prima di arrivare nella vicina sezione del partito, trovammo un robusto personaggio con una pesante pietra in mano che la scagliò contro di noi e che fortunatamente non ci colpì. Siamo stati poi asserragliati in una stanza fino a notte fonda.

Oltre alle riunioni ufficiali, ogni mese  frequentavo  il “covo” di Via degli Scipioni a Roma e lì dovevo presentare un rapporto delle attività svolte nel territorio. E non era facile avere la sufficienza. Poi quando dovevo riferire qualcosa di extra  allora erano guai, ma c’era la scorciatoia: telefonavo a casa sua (non c’erano i cellulari) e la moglie, signora Bruna, che rispondeva sempre  bonariamente, faceva da tramite fra me e il marito e mi diceva anche se Pino era di buono o cattivo umore. Un benevolo ricordo della gentile signora prematuramente scomparsa.

Nel 1991 dopo le dimissioni di Rauti da segretario del partito (qui ci sarebbe da aprire una lunga pagina, anzi un libro) mi sono ritrovato con lui in un sottoscala dell’Hotel Ergife dopo il Congresso di Fiuggi per redigere le basi e il simbolo per la costituzione di “Fiamma Tricolore” insieme a Biglia, Pisanò ed altri. Ma nel 2000 in occasione di un congresso a Chianciano, restituii la tessera del nuovo partito direttamente nelle sue mani dopo le note ed assurde divergenze con Luca Romagnoli.

Ci siamo rivisti nel 2005 a L’Aquila in un convegno organizzato per il centro-sud  da Peppino Incardona di Bari e Bruno Esposito di Napoli per l’avvio di una nuova formazione “Idea Rauti”. In un momento di sosta mi avvicinai a lui e sommessamente gli dissi : “Pino è una vita che ti rincorro e ti seguo” aspettavo che mi avesse risposto “bravo”, invece mi disse laconicamente “vuol dire che ci siamo invecchiati insieme”. Non l’ho più rivisto né sentito. Ma ogni mattina, quando esco da casa e attraverso il mio piccolo  giardino, vedo troneggiare verso l’alto un maestoso albero, un po’ storto come era lui, che personalmente piantai  nel 1990 in giorno dopo la sua elezione a Segretario al Congresso di Rimini.  Chiesi al giardiniere un ”pino” , per ricordare nel tempo il suo nome, invece, vederlo crescere, mi sono accorto che era un cipresso. Era, forse, un fatto premonitore. Addio Pino, ti ringrazio per  quello che mi hai imparato. Ti ho voluto bene.

Ovilio Vitali




ALLE RADICI DI UN’IDEA: Il progetto nazionalpopolare e l’attualità del pensiero di PINO RAUTI - Hotel Loreto San Gabriele - Via Guglielmo Marconi 22, Loreto (AN) - Intervento di Fabrizio Del Gobbo


Aprire, introdurre questo incontro, questa che vuole essere una “festa” delle idee o di un grande progetto è un ruolo, un compito che mi si addice poco, sia perché i nostri ospiti hanno certo cose da dirci più interessanti e più attese rispetto alle mie sia perché caratterialmente preferisco ascoltare più che a parlare, considerato che nell’epoca del social ritengo che in troppi parlino, spesso a sproposito e senza dire nulla, e invece sarebbe meglio adottare la prima regola imposta dal Capitano alla sua Legione dell’Arcangelo Michele, ossia il silenzio.

Ringrazio innanzitutto i nostri ospiti, Isabella, Nazzareno e Giuseppe e, nel ringraziarli, voglio ribadire che la nostra associazione, ma credo di parlare anche per Aries e il Fronte antagonista ecologia e politica, nasce, è e vuole rimanere distinta e distante da qualsiasi contenitore politico oggi esistente che più o meno faccia riferimento ad una idea di destra latamente intesa. Ribadiamo fortemente, come associazione la nostra assoluta libertà rispettando le scelte dei nostri singoli associati. Forse con ambizione e presunzione il nostro obiettivo è mettere in campo, e mai sede più appropriata di questo incontro per ribadirlo, una azione diffusa metapolitica, allo scopo di promuovere e attualizzare i valori di appartenenza ad una comune Tradizione Politica e Culturale che affonda le proprie radici nella millenaria storia d’Europa, nelle sue radici Ellenistico – Romane, poi Cristiane e nello sviluppo delle Identità Nazionali e dell’Idea di Nazione, nel reciproco rispetto delle identità e culture altrui.

E quindi un particolare ringraziamento ad Isabella che, con grande sensibilità, nulla ha obbiettato, anzi ha accettato, nel non comparire nella promozione di questa iniziativa come senatrice di noto partito, avendo noi preferito evidenziare e privilegiare la presidenza del centro studi Pino Rauti.

E’ attuale il “rautismo”? E’ ancora, come dire, contemporaneo e realizzabile un progetto definito dallo stesso Pino Rauti Nazional Popolare e nazional rivoluzionario? Lasciando ai nostri relatori la risposta più approfondita, mi limito a poche ed essenziali riflessioni: nazionalpopolare è una definizione che, fuori dall’uso volgare e gergale poi acquisito, nasce con ben più nobili origini intellettuali riportandosi alla riflessione critica di Gramsci, in ordine a quei fenomeni culturali che, esprimono valori profondamente radicati nella tradizione di un intero popolo e riescono a interpretare le aspirazioni e la specificità della civiltà di una nazione.

Qui si origina il tutto…… Pino Rauti, “il Gramsci nero”, l’ideologo messo all’attenzione della Pravda, oggi più che mai, in virtù del suo articolatissimo pensiero, va scoperto e studiato, prima ancora che ricordato e celebrato nella sua azione politica, come Maestro di pensiero e di filosofia politica; un caposcuola che ci insegna, innanzitutto, il primato della cultura in politica, a discapito del piccolo cabotaggio elettoralistico, e quindi il dovere morale di tracciare sempre e pervicacemente una LINEA FUTURA, UN COSTANTE ANDARE OLTRE la stretta contingenza, l’ insostituibile necessità di continua ricerca culturale e politica per coniugare e portare a sintesi i valori della tradizione, della nostra tradizione italiana ed europea, con la questione sociale o le questioni sociali.

E se questo, con un po’ di presunzione, trovo essere il nucleo, lo spunto di riflessione essenziale del pensiero rautiano e del conseguente progetto nazionalpopolare, il progetto non può che essere sempre attuale, perché ontologicamente proiettato oltre la contingenza e in un continuo presente. Così Pino Rauti anticipa e prevede, quelle che oggi sono emergenze sociali quando se ne manifestavano alle sue spesse lenti solo accenni in embrione, dalle nuove povertà all’impatto disgregante dell’immigrazione, al crollo dell’Unione Sovietica in piena guerra fredda, al pericoloso risveglio delle mai sopite pulsioni islamiste e a tutto quello che più diffusamente viene raccontato e analizzato nell’Aquila e La Fiamma.

Nella desertificazione culturale – tanto a destra quanto a sinistra -, nell’affermazione del pensiero debole o relativista o – più modernamente – del pensiero FLUIDO, il progetto nazionalpopolare, il “sogno” nazional rivoluzionario è non solo attuale ma, ancora una volta, l’unica possibile e praticabile alternativa all’esistente, trovandone i giusti interpreti. In conclusione, ringraziando nuovamente i nostri relatori, mi permetto di parafrasare Ezara Pound, invitando noi tutti a “Rendere forti i vecchi sogni, perché questo nostro mondo non perda coraggio. A lume spento”.

Fabrizio Del Gobbo




Il Resto del Carlino (ed. Ancona) - Loreto. La senatrice Rauti parla del padre


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Loreto – «Alle radici di un’idea: il progetto nazionalpopolare e l’attualità del pensiero di Pino Rauti» è il titolo dell’incontro convegno di oggi alle 17.30 all’hotel San Gabriele di Loreto organizzato dalle associazioni culturali «Il quadrato» di Ancona, «Aries» di Fermo e «Fronte antagonista politica ecologia» di Macerata, che vede la partecipazione come relatori della senatrice Isabella Rauti, presidente del centro studi «Pino Rauti», e di Nazzareno Mollicone, autore del libro «L’aquila e la Fiamma – Storia dell’anima nazionalpopolare del Msi». Sarà un importante momento di riflessione e approfondimento sul pensiero di pino Rauti, storico, intellettuale, politico e ideologo che ha tracciato quella linea futura, politica e culturale, oltre gli schemi di destra e sinistra, in grado di coniugare i valori della tradizione con la «questione sociale».




Sabato 12 maggio, ore 17:30 - ALLE RADICI DI UN’IDEA: Il progetto nazionalpopolare e l’attualità del pensiero di PINO RAUTI - Hotel Loreto San Gabriele - Via Guglielmo Marconi, 22, Loreto (AN)


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Extra Magazine - E se fossimo noi ad andare da loro?


I flussi migratori non si possono fermare, come anche è assodato che in Italia non arrivino solo stinchi di santo. Ecco allora una proposta – attenzione! molto provocatoria – sulla quale riflettere

Tutti in fila sul perimetro esterno del mercato di Talsano, addì 11 aprile corrente anno, una moltitudine di persone di colore con tutta la mercanzia rigorosamente falsa, tra scarpe, borse, occhiali, con marche che vanno da Truffardi a Vittone, situati molto vicini agli ambulanti autorizzati che vendevano a loro volta scarpe, borse e occhiali, tutti inferociti sul come si consenta loro di vendere tranquillamente alla luce del sole, danneggiandoli non poco. Spettacoli simili si possono vedere tranquillamente anche in centro o in qualsiasi posto di passeggio. Ogni Super o Ipermercato, farmacia, locale molto frequentato, oramai annovera queste presenze oscure (dal colore della pelle) al di fuori, alcuni anche dentro, che oltre a salutarti, anche se non richiesto, si offrono a portarti la spesa anche per soli 2 metri, come se fossimo impediti gravi o pensionati in fin di vita. E’ chiaro che lo fanno per racimolare qualche euro (alla fine della giornata non più qualche) e sin qui, tutto bene o quasi ma, quando ripenso che fanno parte tutti, nessuno escluso, di associazioni malavitose che hanno il racket anche dei vu’ cumprà  che assediano i bagnanti sulle spiagge e danno loro la mercanzia, allora mi girano fortemente i cabassisi!

Si parla di cifre non di 200.000 migranti ma di 200.000.000 di abitanti dell’Africa che nel tempo potrebbero trasmigrare nell’unico paese che non può proteggere i propri confini. Mi sembra di vedere le facce dei sinistri, buonisti, cattocomunisti trasfigurarsi ma credo che l’idea di un certo Benito sia ahimè ritornata d’attualità vista la manifesta incapacità dei nostri politici e quelli europei a risolvere una situazione incancrenitasi da tempo e molto sottovalutata. E’ da tempo, fin dagli anni ’70,  che Pino Rauti metteva in guardia che questa invasione sarebbe avvenuta,  dando anche la soluzione con una frase divenuta estremamente attuale:  “aiutiamoli a casa loro” condivisa ultimamente anche da Renzi. Ho seguito con interesse il programma condotto da Mieli sulla storia del fascismo che con immagini ben documentate mostrava come l’edilizia del tempo,  proprio come a Taranto, le strade e i palazzi del ventennio, fossero ancora lì a fare bella mostra. Gli uomini muoiono ma le idee restano! Molte nazioni si sono ritenute in diritto di bombardare estorcendo una autorizzazione a nazioni come la nostra e mi riferisco ad America, Inghilterra e Francia, perchè noi Italiani non potremmo politicamente riprendere la strada di un neo colonialismo, visto che questi si alzano la notte e bombardano da ultima la Siria, senza alcuna risoluzione dell’ONU? Farebbe bene agli Africani, non dimentichiamo, paesi emergenti, importare la nostra tecnologia e farebbe bene a noi Italiani per dare sfogo al lavoro di tante maestranze e tanti giovani. Insomma, un espansionismo non sotto la minaccia delle armi ma guidato da chi ha più esperienza nell’industrializzazione e non solo. Taranto avrebbe, con questa soluzione, una centralità con il suo porto mai avuta da nessuno. Salvatores, il regista, affermò, con una visione unica che l’Italia è come un ponte sul Mediterraneo che collega il Nord del mondo con il Sud. In linea retta alla fine meridionale del ponte, si trova Taranto con il suo golfo maestoso. Utopia? Forse! Ma personalmente credo che l’unica risoluzione per l’economia del Sud possa passare anche attraverso questa utopia. Taranto centro del “Grande Mediterraneo”.

[Fonte: www.extramagazine.eu]




Secolo d'Italia - Alla Fondazione An presentato il libro di Nazzareno Mollicone su Rauti


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«Questa è la casa della destra ed è il luogo ideale per presentare questo libro che rende omaggio a uno dei segretari del Msi». Così Domenico Gramazio, direttore di Realtà Nuova, nella sede della Fondazione AN, in occasione della presentazione de “L’Aquila e la Fiamma” (i libri del Borghese) di Nazzareno Mollicone, libro dedicato a Pino Rauti. Il convegno è stato organizzato da Realtà Nuova, Fondazione Rivolta Ideale con il patrocinio della Fondazione Alleanza Nazionale.

Il presidente della Fondazione An “Libro puntuale e struggente”

Nel corso dell’incontro, moderato dallo scrittore e saggista Adalberto Baldoni, si sono succeduti gli interventi della figlia del segretario Msi, Isabella Rauti (neosenatrice di Fratelli d’Italia), Gianmarco Chiocci, direttore de Il Tempo, Luciano Lucarini (editore del libro) e di Gramazio. «È una testimonianza puntuale e struggente di cui abbiamo l’obbligo di tener viva la memoria», ha scritto il presidente della Fondazione An, Giuseppe Valentino nella lettera ai presenti. Adalberto Baldoni, ha ricordato quanti fossero i fuoriclasse del Msi: «Da Almirante a Romualdi. Da Rauti a De Marzio, veri fuoriclasse. Oggi mancano. Un Paese che non ha più statisti né leader politici. Non ero della stesa corrente rautiana di Mollicone, ma anche questo è sparito.

Gramazio: “Quando accompagnati Rauti ad Acca Larentia”

Domenico Gramazio ha voluto riservare un suo ricordo personale. «Non sono mai stato un amico di Rauti né un rautiano. Ma Rauti ha un posto importante nella storia della destra italiana. Rammento quando Rauti, da segretario del partito, mi chiamò. Mi disse: “Voglio andare ad Acca Larentia, verrò a piazza Tuscolo e mi dovrai accompagnare”. Venne da solo, si sedette in prima fila. La mattina dopo mi chiamarono allarmati: Ma che sei passato con Rauti?». Questo per ricordare il clima di dialettica interna che si respirava

Mollicone: “Rauti ebbe doti politiche per certi versi profetiche”

«Intendevo rendere omaggio alla persona Pino Rauti, ma volevo anche documentare la storia di una comunità, troppo spesso ignorata», ha spiegato Nazzareno Mollicone a margine del convegno. Una figura, quella di Rauti, per molti versi definita visionaria, al limite del profetico. «Un capitolo – spiega Mollicone – è dedicato proprio all’attualità del pensiero di Rauti. Dalle critiche all’Europa alle preoccupazioni sull’immigrazione. Sulla politica estera, in particolar modo, Rauti sul crollo dell’Unione sovietica e sulla vittoria del capitalismo, metteva in guardia sugli sviluppi. In particolare era stato buon profeta sul nazionalismo russo che sarebbe fermentato con conseguenze importanti. Lo diceva nel 1991, quando ancora non c’era Putin. Come pure sulla Turchia aveva già percepito la deriva che avrebbe potuto avere. La particolarità di Rauti era proprio questa. Da piccoli elementi di attualità sapeva delineare gli scenari del futuro».

[Fonte: www.secoloditalia.it]




Giovedì 12 aprile, ore 18:00 - Incontro-dibattito "L'aquila e la fiamma" - Sala Convegni Fondazione AN, Via della Scrofa 39/43, Roma


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L'aquila-e-la-fiamma

Scarica l’invito-pogramma “L’aquila e la fiamma”
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AdnKronos - Fondazione AN: Giovedì presentazione libro 'L'aquila e la fiamma' =


Roma, 6 apr. (AdnKronos) – La storia dell’anima nazional popolare del Msi è il tema al centro de “L’Aquila e la Fiamma”, il libro scritto da Nazzareno Mollicone, che verrà presentato giovedì 12 aprile alle 18 alla sala convegni della Fondazione An a Roma.
Intervengono il presidente della Fondazione An Giuseppe Valentino, la senatrice di Fdi Isabella Rauti; Luciano Lucarini, editore del ‘Borghese'; il direttore del “Tempo” Gian Marco Chiocci, lo scrittore e saggista Adalberto Baldoni e il direttore della rivista ‘Realtà Nuova’, Domenico Gramazio.
(Pol/AdnKronos) ISSN 2465 – 1222
06-APR-18 17:01
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