In ricordo e ad onore di Pino Rauti


ImgPR2  ImgPR

Pregiatissima Signora RAUTI
mi permetto di rivolgerLe un affettuoso saluto alla memoria di Suo Papà che ho avuto la fortuna di conoscere dal 1978 presso il parcheggio della Camera dei deputati ove svolgevo la mansione di parcheggiatore.
Quasi giornalmente ci si incontrava e, con affettuosa e paternale simpatia, Suo papà aveva per me sempre una particolare attenzione fermandosi spesso ad interloquire con me, con l’umile pazienza che ha chi molto sa, sui dubbi politici che gli manifestavo. Ho molto imparato da Lui.
Per reciproca simpatia ci scambiammo doni: io lo omaggiavo di olive greche kalamon e pistacchi (le mie origini sono greche per parte di mamma) mentre Lui ricambiò donandomi l’intera collana della “STORIA DEL FASCISMO” (purtroppo distrutta da allagamento) e il libro con dedica autografa “LE IDEE CHE MOSSERO IL MONDO”.
Questa la premessa.
In questo periodo mi sono dedicato alla lettura e, rileggendo il libro per la terza volta, ne ho apprezzato ancor di più la profonda cultura e la lungimiranza del “POLITICO DI RAZZA” (razza ormai quasi estinta!).
In particolare le analisi e le riflessioni formulate nell’ultimo capitolo sono di impressionante attualità.
Mi permetto di rivolgeLe l’invito a ravvivare le “preziose fonti di pensiero” che il Suo papà ci ha donato in eredità.
Non vorrei esserLe sembrato retorico o peggio nostalgico ma confido e spero di potermi un giorno riavvicinare alla “POLITICA” da molto tempo abbandonata perché divenuta ormai “politica”.
Ci spero ancora!
Grazie per l’attenzione che ha voluto riservare alla presente e, con l’occasione Le formulo i miei migliori saluti unitamente agli auguri di buon lavoro in questo difficile momento.

Pericle SAVINO

 




Isabella Rauti ricorda Giorgio Almirante, a 32 anni dalla scomparsa


https://www.youtube.com/watch?v=ZvPDkdIHyUA

Il video che segue è una galleria emozionante ed interessante di videomessaggi di ricordo della figura di Giorgio Almirante, da ascoltare dall’inizio alla fine.
Isabella Rauti ha l’onore di partecipare a questa iniziativa, intervenendo al 4 minuto.

https://www.youtube.com/watch?v=QtVeWocOT8c

Giorgio Almirante e Pino Rauti




Intervista a Pino Rauti, estratta dal video "Nero è bello" di Giampiero Mughini del 6 dicembre 1980, con le immagini dell'intervista alle ragazze della rivista "Eowyn: alternative femminili"


https://www.youtube.com/watch?v=uOxtB86C95Q

Guarda il video integrale




informazioneconsapevole.com - L’ambientalismo di destra: il secondo dopoguerra


alain-de-benoist-moment-populiste1

di Matteo Luca Andriola

Dopo la seconda guerra mondiale l’ambientalismo rispunterà fuori fra gli anni ’60 e ’70, dopo la pubblicazione del libro di Rachel Carson Silent Spring (1962), che criticava l’uso indiscriminato che si faceva all’epoca di pesticidi, destando notevoli polemiche ma anche molto interesse fra la gente comune, stimolando il nascere di una legislazione – fino allora inesistente – orientata alla tutela dell’ambiente, e dando il via alla nascita dei primi partiti propriamente detti ‘verdi’.
L’interesse della destra per l’ecologismo, nonostante l’esistenza di altri interessi più contingenti, non svanì mai del tutto, ma non era presente come oggi, ma a cui si darà sempre una connotazione differente da quella della sinistra.
Dagli anni ’70-90 settori della destra sociale europea, basandosi sulle suggestioni poc’anzi viste, fecero militanza ecologista in gruppi vari, in Italia con i Gruppi di ricerca ecologica e Fare verde, due emanazioni della corrente del Msi legata a Pino Rauti, in Germania con l’Okologisch Demokratische Partei, nato nel 1982 da una scissione dell’ala più moderata e conservatrice dei Grüne, e in Francia con il Mouvement écologiste indépendant, nato nel 1994 sempre con l’intento di differenziarsi da un ecologismo di sinistra. Tutte forme di militanza che incrociano la strada del Grece, il Groupement de recherche et d’etudes pour la civilisation europeenne, associazione che si fa promotrice delle riflessioni filosofiche della Nouvelle droite di Alain de Benoist. Infatti, secondo Marco Tarchi, teorico del neodestrismo italiano e direttore di riviste come Diorama letterario e Trasgressioni, i cardini di una destra sensibile all’ambientalismo “sono la protezione della diversità dell’ecosistema, contro la monocultura omogeneizzante planetaria; la credenza nell’esistenza di leggi di natura invalicabili e la accettazione della nozione di limite (che ha portato, fra l’altro, all’opposizione agli organismi geneticamente modificati, o ogm); la valorizzazione del rapporto con i luoghi e il paesaggio, contro
la riduzione della natura a strumento di profitto” (15).
Ma non sempre la corrente di pensiero di Alain de Benoist s’è distinta in una forte sensibilità per l’ambiente. Negli anni ’70, nonostante le citate suggestioni negli ambienti della destra sociale, il Grece aveva posizioni nietzcheane, faustiane, prometeiche e molto inclini allo scientismo, cercando di giustificare uno dei capisaldi del suo pensiero, l’ineguaglianza
dell’uomo (in seguito divenuta “differenza”) con ogni argomentazione scientifica, cooptando fra i suoi collaboratori studiosi e accademici. In quel decennio le pubblicazioni del centro studi traboccavano di riflessioni come l’etologia umana, i rapporti tra razza e intelligenza, l’evoluzione, la sociobiologia, la demografia ecc., polemizzando spesso “contro la repressione culturale e scientifica in essere su questi argomenti” (16), come si evince sfogliando le sue pubblicazioni, con toni diversi da quelli antimoderni espressi oggi. Questo tipo di scientismo spingerà de Benoist, in un articolo pubblicato su Éléments nel 1977, a contestare il movimento ecologista francese ed europeo come piccolo-borghese, una sorta di neo-gauchisme, o di pseudo-gauchisme che pretendeva di sostituire alla contraddizione “fatale” del capitalismo di marxiana memoria, la contraddizione “ambientale”, per cui il capitalismo sarebbe da superare perché andrebbe a confliggere con le condizioni ambientali necessarie al genere umano e a tutte le altre specie animali, presentando l’ecologismo come un’ideologia reazionaria e antimoderna che si fonda sui fondamenti dottrinari della vecchia destra (17), teorie che vengono però modificante nel corso degli anni ’80, quando vi è un graduale riposizionamento della corrente e dello stesso de Benoist: “Riguardo all’ecologismo, avevo espresso una decina di anni fa un certo numero di riserve legate alle aporie filosofiche suscitate dal concetto di ‘natura’. Da allora le mie opinioni hanno senza dubbio subito delle evoluzioni”, spingendolo a valorizzare l’ecologismo in quanto antagonista rispetto “a una società diventata incapace di capire che le cose che hanno veramente ragione sono quelle che sfuggono allo scambio commerciale, proprio perché non hanno prezzo” (18).
3 – Continua
1 – Le origini
2 – La rivoluzione conservatrice e il nazismo
3 – Dalla seconda guerra mondiale ad Alain de Benoist
___________________________________________________________________________________________

15) M. Tarchi, Molte destre, nessuna destra?, Trasgressioni, n. 62, settembre-dicembre 2018
16) S. Vaj, Biopolitica. Il nuovo paradigma, Società Editrice Barbarossa, Cusano Milanino
17) A. de Benoist, De l’écologie à l’éco-manie, Éléments, n. 21-22, estate 1977
18) A. de Benoist, Une remise en cause salutaire des valeurs merchandes, Éléments, n. 66, settembre-ottobre 1989, pp. 40 e 44
FONTE: http://osservatorioglobalizzazione.it/dossier/lambientalismo-di-destra/lambientalismo-di-destra-il-secondo-dopoguerra

[Fonte: www.informazioneconsapevole.com]




ruvochannel.com - Cosimo Schinaia ricorda Luciano Pellicani


maxresdefault

Nella giornata di sabato si è spento, a Roma, Luciano Pellicani notizia rimbalzata sulle agenzie e nei TG. 

Il ricordo è affidato ad un suo amico, Cosimo Schinaia.

Ruvo oggi piange uno dei suoi figli più arguti, coraggiosi, intellettualmente più complessi.

Chi scrive lo ha sempre stimato, letto, talvolta combattuto lealmente, ma anche amato per essere un intellettuale aperto, rigoroso e quindi rivoluzionario.

Di lui tutti leggeranno che è stato filosofo, sociologo, professore alla LUISS di sociologia e antropologia, direttore della scuola di giornalismo  e tante altre cose….

A me piace ricordare e portare all’attenzione di tutti lo spessore politico dell’intellettuale che da studioso come pochi del marxismo seppe allontanarsene con lucidità ed intraprendere una strada nuova che lo portò a costruire in Italia il sogno di un socialismo riformista.

Luciano venne prima di tutti, con lucidità conquistò il Bettino Craxi che voleva indipendenza dal PCI e fu lui a scrivere la bibbia del nuovo socialismo in Italia.

Si badi che la sua figura non deve essere confusa con il crollo “per mani pulite” del fenomeno craxiano.

Il suo lavoro da “intellettuale” andò oltre i modi italici d’essere cortigiano. Anzi, non lo fu mai!

Mentre tutti si giovavano di incarichi ben retribuiti e poltrone parlamentari, Luciano prese la direzione della rivista “Mondoperaio” e assieme ad Antonio Landolfi creò contatti, cultura attenta e ideologicamente revisionista.

Se Craxi usava il riformismo socialista come arma di governo e di potere, Luciano Pellicani, andando oltre, ebbe la visione del “Socialismo Tricolore”.

Poderosa “visione” che mirava a ricompattare le divisioni post risorgimentali della sinistra, superando anche quelle post  guerre mondiali.

La sua strada era moderna, una visione di un nuovo capitalismo, legato all’identità di popolo, che facesse tesoro delle intuizioni giustamente marxiste e del sindacalismo rivoluzionario, e qui è la “bomba”, i manicheismi che irrigidiscono la Destra e la Sinistra, cercando di “andare oltre”.

Un percorso impervio in politica e negli ambienti culturali, da sempre bigotti e conservatori.

Furono fatti grandi passi, la riscoperta unitaria di Giuseppe Garibaldi, il mazzinianesimo, ma anche gli studiosi del corporativismo. L’animo di Luciano pulsava e tanti, come dirò, sono stati i suoi contatti, non da operatore culturale, bensì da autorevolissimo filosofo e sociologo.

Mondoperaio divenne una fucina su un mondo che tutto di un tratto pareva scuotersi dal torpore ventennale.

Poi la caduta rovinosa di Craxi, lo scioglimento del PSI e tutto cadde nel torpore del deja vù, e l’Italia perse la memoria, la bussola e le forze conservatrici presero il sopravvento.

Ma Luciano Pellicani restò sempre un grande intellettuale come pochi; continuò a scrivere, insegnare, riflettere ad animo intrepido e senza paura.

Osò, nei suoi articoli sul “Foglio”, spiegare:

– perché Umberto Eco era su Marx e Pericle un cattivo maestro;

– analizzò le miserie del neoliberismo;

– studiò la figura di Vilfredo Pareto;

– come la Rivoluzione Francese avesse assaltato le Libertà;

-perché l’anticapitalismo di Zygmunt  Baumann fosse un falso storico;

-come la globalizzazione avesse reso il mondo migliore.

Da queste analisi si capisce la congruità di un pensiero non retorico, ma libero e quindi ostico ai ciambellani del potere.

Questo è stato Luciano Pellicani. Tanti a Ruvo lo ricorderanno socialista, parente dell’On. Michele Pellicani e appartenente alla famiglia socialista.

Eppure Luciano ha saputo andare ben oltre.

Per ciò che è stato merita il cordoglio e la memoria di uno dei figli più illustri della nostra terra.

Il mio invito è anche a chi guida la cittadinanza a dare lustro ad un suo figlio indomito che ha saputo rompere il muro di una cultura stantia ed ha dato seme ad una rinascita culturale di stampo nazionale ed europeo.

Qualcuno potrà chiedersi perché  proprio io, Cosimo Schinaia, nazionalpopolare e fascista di sinistra, abbia pensato a questo ricordo.

Spiego subito. Negli anni in cui Luciano Pellicani dirigeva Mondo operaio e il Socialismo Tricolore era qualcosa che prendeva forma, tramite Giano Accame, giornalista pacciardiano e Antonio ed Enrico Landolfi, giornalisti e sodali di Luciano, si ebbero contatti con il segretario dell’allora MSI, On. Pino Rauti.

Nella Segreteria e nella Direzione  del MSI, di cui facevo parte,  si parlò dei contatti tra l’on. Rino Formica e il sen. Araldo Di Crollalanza in sede parlamentare.

Lo scopo era di aderire all’idea costruttiva di un nuovo fronte che, più che essere banalmente anticomunista e anti tutto, trovasse nuovo humus in una ricomposizione delle anime socialiste di cui un filone fondamentale era il patrimonio sociale missino.

Il dibattito ferveva mentre l’allora rivista “Panorama” fece un’intervista a Pino Rauti dal titolo: “Parla Rauti: io sto con il Garofano”.

Ricordo lunghe telefonate con il mio segretario Pino Rauti per un nuovo corso che facesse tornare quel socialismo rivoluzionario nell’antica casa socialista e liberarlo dalla Destra storica. Luciano era coraggioso, come il mio Pino, ma entrambi non ebbero successo.

Poi come sappiamo Craxi cadde rovinosamente e le forze centriste e conservatrici riportarono il MSI a destra e poi in AN.

Tutto questo è storia vecchia, ma che spiega la miseria del presente, così vuoto di uomini di pensiero lucidi e coraggiosi.

Ruvo perde uno dei pensatori  unici nella sua storia ed io un caro avversario con cui mi sono scontrato ma anche dialogato e incrociato speranze.

Che la terra gli sia lieve!

[Fonte: www.ruvochannel.com]




Buona Pasqua


AuguriDiBuonaPasqua2020-CSPR - Frase

Auguri a tutti noi e un augurio particolare e un ringraziamento a tutti, davvero tutti e nessuno escluso, coloro che in questa situazione di emergenza stanno garantendo i servizi essenziali.




Focus - "Il corpo del Duce", il racconto di Pino Rauti


https://www.youtube.com/watch?v=svUtkRUhwgI




Oggi Pino Rauti direbbe: Questa non è la nostra EUROPA, questa è la loro EUROPA


PR
“Chi era Pino Rauti? Ognuno la pensi come vuole, ma era uno che aveva capito prima degli altri…”

[Fonte: www.facebook.com]




GR Parlamento - Servizio sulla mostra "Cinquant'anni di stampa e propaganda della destra italiana" [1945-1995]


https://www.youtube.com/watch?v=GxjfU6YXD_4




Ferdinando Perri intervista Pino Rauti, segretario della Fiamma Tricolore, in Calabria [1991]


https://www.youtube.com/watch?v=1g7q_6T3L5g