Quei piccoli… pendii alpini


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Parliamo dei “masi”; in Alto Adige. Sparsi fra le Valli, all’ombra delle montagne. Ne scrive benissimo Elena Luraghi su “In Viaggio”; precisando subito che essi si trovano soprattutto in Alto Adige “ma anche la provincia trentina vanta degli esempi notevoli”. Per andare sul sicuro, conviene puntare sui dintorni di Merano, Siusi-Fié-Castelrotto, Oltradige, Val Casies, tutte zone ad alta concentrazione di masi. Meno ricche, invece, le valli di Sarentino, Passiria, Aurina, Venosta (il resto dell’Alto Adige è classificato a media concentrazione). Il Trentino non ha zone ad alta concentrazione, ma si trovano esempi interessanti a Campiglio/Paganella e nelle valli di Fiemme e Fassa. Interessante anche la valle dei Mocheni, enclave di lingua tedesca in provincia di Trento, ai confini con le Dolomiti.

Ma che cosè esattamente un “maso”?

La risposta e apparentemente semplice: è un’azienda agricola autosufficiente, più diffusa in Alto Adige che in Trentino, con edifici e terreni di proprietà di un’unica famiglia di contadini. In realtà, dietro a quegli zoccoli in muratura sormontati da una struttura in pietra e legno che fa tanto montagna, ce qualcosa di più interessante da raccontare. Ce la storia di una civiltà, quella contadina, c’è la vita nelle valli, scandita dai ritmi della natura e delle stagioni (il taglio dei prati, l’alpeggio, la transumanza, le feste religiose, il lungo letargo invernale … ), ce una stanza, la stube, rivestita in legno, dove la famiglia si raccoglieva per pregare, cantare, cenare, riscaldarsi (e dormire) nella stagione invernale. La stube, insieme alla stalla, era il cuore del maso. La sua regina era la donna, ma la fattoria, in generale, era il regno dell’uomo. E a lui normalmente spettava in eredità, come un piccolo feudo alpino. Già nel XVI secolo si parlava di Geschlossener Haf, “maso chiuso”: un istituto giuridico per designare la successione ed evitare il frazionamento della proprietà terriera. Abolita durante il fascismo, la legge sui masi chiusi venne reintrodotta negli anni Cinquanta dalla provincia di Bolzano. E oggi, delle 19.000 fattorie dell’Alto Adige, oltre 11.000 sono “aziende agricole non frazionabili. Anche la tipologia dei masi si rifà a regole antiche: tetto a capanna per via della neve, copertura in scandale (oggi, in lamiera), stube sotto, nella parte centrale della casa, camere da letto al piano superiore (a volte la sola camera da letto dei genitori al piano terra, vicino alla stube). Il fienile al primo piano, con l’immancabile foro nel pavimento per lasciare cadere il fieno direttamente nella mangiatoia. Un intreccio di ballatoi lungo il perimetro esterno. Casa e stalla, insomma. Ma non necessariamente in un unico edificio. Le forme architettoniche più diffuse, infatti, sono 3: Haufenhof, un maso composto da più costruzioni; Paarhof, una coppia di edifici separati; Einhof, rustico e casa insieme, sotto lo stesso tetto ma nettamente distinti per ubicazione e destinazione d’uso.