Rauti e "Ordine Nuovo"


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Tra i tanti episodi polemici che hanno costellato la lunga e tormentata vicenda del MSI-Fiamma Tricolore del tempo di Rauti, riteniamo di dover ricordare quì – con il supporto di adeguata documentazione – quella relativa al giornale di “Brescia-Oggi”. Il quotidiano in data 3 giugno 2005, pubblicava il seguente articolo:

“Un libro che fa notizia non tanto per l’argomento trattato, quanto per l’identita dell’autrice: Isabella Rauti. Proprio lei, la figlia dell’onorevole Pino Rauti, fondatore di «Ordine nuovo», frangia estrema dei movimenti della destra fascista e protagonista di alcuni dei processi più difficili legati alle stragi degli anni 70 e alla strategia della tensione. Anche Brescia ha un triste posto in quelle cronache di sangue e proprio sabato scorso ha ricordato il trentunesimo anniversario della strage di Piazza Loggia. E’ quasi ovvia la diffidenza nei confronti del libro «Istituzioni e rappresentanza femminile: il caso Italia» di Isabella Rauti, docente di storia delle istituzioni politiche all’Universita di Roma. Desta altrettanto stupore la dedica della scrittrice a tale E. D., nota storica di sinistra che I’autrice non vuole citare. Eppure, come sottolineato da Laura Castelletti presidente del Consiglio comunale di Brescia e da Paola Vilardi, presidente della Provincia, il patrocinio delle due istituzioni era doveroso per il grande rigore storico adottato. «Ampia e dettagliata l’analisi dei movimenti femministi a partire dai comitati “pro voto” dei primi del ‘900». E il parere unanime di entrambe le «madrine» che in un certo senso sdoganano un cognome pesante.

Le tre donne sedute allo stesso tavolo del Sancarlino, sono la testimonianza che su certi temi esiste una singolare trasversalità. Basti pensare che anche durante i lavori della Costituente un filo stretto legava le democristiane e le comuniste, unite per per la lotta al diritto del voto, se pur divise su temi pia attinenti alle politiche famigliari. «E’ comprensibile – sostiene la scrittrice – che le donne, come tutti, si dividano in merito a questioni di coscienza, ma è indiscutibile l’esistenza di una rete di interessi femminili e che una collaborazione senza dogmi ideologici fin dal nascere della Repubblica».

L’accesso alle urne cosi tardi (solo dal 1946) spiega anche ii perchè del ritardo della crescita del popolo rosa nelle istituzioni democratiche, ma non giustifica il disinteresse delle donne nei confronti della politica, visto che comunque la politica si interessa di loro. L’impegno del gentil sesso si caratterizza per la fantasia con la quale sceglie le proprie forme di partecipazione, ma è ancora troppo ostile a una completa appropriazione dei modi e dei tempi della politica. « Una qualità – dice la Rauti – non sempre negativa ma che di sicuro non permette di definire il confine tra pubblico e privato, un opzione che penalizza la rappresentanza istituzionale».

Provocata a questo proposito da Paola Vilardi, I’autrice non nega la validità delle quote, definite «male necessario» a fronte dell’esigua presenza femminile nelle istituzioni. «Sono uno strumento – dice la Rauti – per correggere un difetto, in presenza di un bisogno», senza però cedere sul fronte della credibility delle «donne in quota». In poche parole non basta il sesso debole e un viso fotogenico per rivendicare un posto riservato, altrimenti le quote da strumento di tutela si trasformerebbero in un boomerang contro la stessa causa femminile.

E Laura Castelletti che porta la conversazione fuori dai confini nazionli chiedendo un resoconto della partecipazione della docente agli appuntamenti mondiali con le «colleghe» degli organismi internazionali. In questo senso anche l’Italia non eccelle per numeri del capitale femminile investito da ruoli istituzionali e il deludente 74 posto deve spingere ad un confronto sempre più frequente su scala mondiale.

Isabella Rauti, presente alla conferenza internazionale di Pechino del 95 e a quella recente di New York, non nasconde alcune perplessità sul dibattito attuale. «Soprattutto in occasione dell’ ultima conferenza il dibattito è stato congelato dalla proposta di un emedamento che voleva inserire l’interruzione di gravidanza tra i diritti umani. Senza parlare delle situazioni nei Paesi del Terzo mondo che non trovano riscontro in tali consessi mondiali». Per i Paesi più poveri è troppo forte lo scarto tra i principi difesi sulla carta e la realtà che si presenta agli occhi di ogni «turista per caso». A parere dell’autrice la mediazione tra popoli e culture diverse, strumento doveroso per mettere d’accordo 189 Paesi, sconta però il limite di dichiarazioni troppo annacquate. Isabella Rauti conclude la presentazione e anticipa che è in cantiere un progetto editoriale sul ruolo delle donne di destra in Italia, ingiustemente relegate ai margini della storia. Donne e intellettuali private di una propria specificità politica che, in qualche caso hanno rappresentato la mediazioni nell’epoca «degli opposti estremismi». — Federica Papetti

per la parte che direttamente lo concerneva, l’On. Pino Rauti scrisse al Direttore, quanto segue:

Egregio Direttore,
assente da Roma per qualche giorno ho potuto leggere solo adesso quanto e comparso sul suo giornale in data 3 u.s. in un articolo a firma di Federica Papetti. E mi affretto a scriverle per farle notare che si tratta di un articolo incredibilmente fazioso; peggio, di un articolo “cattivo” oltre che del tutto tendenzioso.

Del libro di mia figlia, hanno scritto molti quotidiani; in tono piu’ o meno critico, dall’Unità a Il Riformista ma tutti hanno trattato del volume e della sua autrice; dei contenuti del libro e del contesto politico-istituzionale in cui esso si situava e che intendeva analizzare e soprattutto confrontare con le situazioni in merito esistenti in altri Paesi.

Sul suo Giornale, sin dalle prime righe dello sconcertante articolo della papetti, si prende a pretesto la presentazione del volume per parlare di me; e l’autrice del libro è proprio lei, la figlia dell’onorevole Pino rauti, fondatore di di «Ordine nuovo»…e del sottoscritto si sottolinea a piu’ riprese che è stato a capo di quella che viene definita “frangia estrema dei movimenti della destra fascista” e protagonista di “processi più difficili legati alle stragi degli anni 70 e alla strategia della tensione”.

Ora – essendo uno dei giornalisti piu’ anziani d’Italia – le chiedo: cosa centra tutto cio’ con il libro? cosa c’entra con mia figlia? e con quale diritto si fa ruotare tutto l’articolo sul fatto che l’autrice, si sostiene, “porta un cognome pesante”?

Non ho mai letto, egregio Direttore, un articolo così sottilmente fazioso, Un articolo “grave” perchè – avendomi tirato in ballo- dimentica di informare i lettori di quale e quanto differenza ci fu fra il Centro Studi “Ordine Nuovo” – da me fondato e portato avanti con quel nome, senza alcun problema giudiziario, dal 1956 al 1969 – e il successivo “Movimento Politico Ordine Nuovo”, nato in una dura polemica contro di me che poi ebbe le sue note vicende giudiziarie. Dimentica anche di dire, lo sconcertante articolo della Papetti, che da quei “processi difficili” io sono uscito assolto con formula piena, dopo quattro anni di inchieste svolte dai giudici di Treviso, Milano e Catanzaro.

E allora perche’, egregio Direttore citare solo le accuse e non le conclusioni delle stesse? Torno a chiedere, indignato e amareggiato: cosa c’entra mia figlia, che all’epoca di quei fatti andava alle Elementari ; che per quei fatti a scuola e per molti anni fu minacciata e perseguitata e che nonostante questo – ricevendo elogi scritti anche da esponenti della Sinistra, come Livia Turco – è andata a pechino e a New York per analizzare a fondo i problemi trattati nel libro; e che di libri ne ha scritti molti altri?

La prego di rileggere con occhio oggettivo l’articolo di cui mi dolgo, egregio Direttore; soprattutto la prima parte a me “dedicata” e converrà con me che c’e’ stata solo faziosità, ignoranza della verità e voluta disinformazione. Con i miei saluti

On. Pino Rauti