calabriainforma.it - La Dittatura Ecologica e il Paradosso della Transizione Energetica: L’Italia e l’Europa in Bilico


di Claudio Maria Ciacci e Niccolò Ruscelli

Il 28 gennaio, agricoltori da tutta Italia scenderanno di nuovo in strada, pronti a lottare per le loro istanze e per il futuro del settore agricolo. Non è solo una protesta contro l’aumento vertiginoso dei costi energetici, ma un grido di allarme contro una serie di politiche europee che minano la competitività delle nostre imprese agricole e l’autosufficienza alimentare del Paese. La crescente importazione di prodotti da paesi terzi, spesso privi dei controlli di qualità e delle normative ambientali che regolano la produzione in Europa, sta mettendo a rischio la sostenibilità delle nostre coltivazioni e la vita di migliaia di agricoltori.

L’Italia, che in passato è stata una delle punte di diamante della produzione agricola mondiale, rischia di vedere sacrificata la propria identità produttiva su un altare ideologico che predica la transizione ecologica, ma che in realtà promuove politiche che avvantaggiano paesi come la Cina, con produzioni inquinanti e a basso costo. È ora di capire che le vere soluzioni per l’ambiente non si trovano nei compromessi ideologici, ma nel dialogo tra chi vive e lavora la terra e chi, al contrario, decide da lontano senza comprendere le vere necessità di chi è sul campo.

Il 28 gennaio non si tratta solo di un blocco delle strade, ma di una manifestazione di sopravvivenza per un’intera categoria che si sente sempre più abbandonata dallo Stato e da politiche che, purtroppo, non ascoltano le sue esigenze. Se vogliamo veramente costruire un futuro sostenibile, dobbiamo tornare a dare ascolto a chi è in prima linea nella protezione del nostro territorio e nella produzione di cibo sano e di qualità, alcuni punti degli agricoltori chiedono che:
governo e regioni dichiarino lo stato di crisi socioeconomico della produzione primaria per assumere azioni urgenti e straordinarie e salvare le aziende produttive e che si avvii un piano strategico per il superamento delle crisi di comparto delle aziende produttive rilanciandone la funzione sociale e aprendo una nuova stagione di riforme fondate sulla sovranità alimentare.

Se l’ecologia è il futuro, allora lasciamo che siano gli agricoltori a governare la terra e non i teorici che, in nome del verde, hanno già distrutto l’economia e il buon senso.

Il dibattito sull’ambiente è diventato terreno di scontro per chi cerca di conquistare consensi, in un gioco politico che spesso sfrutta i temi ecologici come una bandiera, anziché come una reale esigenza per il futuro delle nostre generazioni. Pochi, infatti, sono coloro che realmente difendono l’ambiente con visione e coerenza, senza cadere nel tranello del populismo o dell’opportunismo elettorale.

Un esempio lampante è la recente onda di attivismo che ha travolto la scena politica con personaggi come Greta Thunberg, che non sono stati i primi a lanciarsi in battaglie ecologiche. Già nel 1982, il leader missino Pino Rauti firmava la prima proposta di legge in difesa dell’ambiente, un’iniziativa che rappresentava una visione lontana da quella che oggi vediamo nei movimenti più estremisti e ideologizzati. Ancora prima, il pensiero ecologista di Rutilio Sermonti e l’iniziativa di Fare Verde, fondata da Paolo Colli, testimoniavano una volontà di salvaguardare il nostro ambiente con un approccio pragmatico, sostenibile e concreto.

Oggi, invece, siamo costretti ad assistere all’ipocrisia di alcuni gruppi, come gli “eco vandali” di Ultima Generazione, che sostengono falsamente che le emissioni continuino ad aumentare senza guardare alle statistiche ufficiali che raccontano un altro scenario. Dal 2004 al 2019, le emissioni di CO2 in Italia sono crollate da 8 tonnellate per abitante a 5, mentre in Cina, il paese che più di tutti contribuisce al riscaldamento globale, le emissioni sono triplicate. Eppure, chi si fa portavoce di un’ideologia ecologista senza fondamento non guarda questi numeri, preferendo additare i paesi europei come i colpevoli principali.

Il paradosso della transizione ecologica è sotto gli occhi di tutti: si impongono vincoli e paletti a nazioni come l’Italia, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale, mentre la Cina continua a esportare prodotti inquinanti grazie al suo basso costo di produzione, alimentato da enormi fonti inquinanti come il carbone. Nel contempo, l’Europa viene messa in ginocchio da politiche che distruggono l’economia, in nome di un Green Deal che non ha mai dato i risultati sperati.

Questa “dittatura ecologica” rischia di trasformarsi in una vera e propria catastrofe per i nostri territori. Chi vive e lavora nei luoghi più sensibili, come gli agricoltori e i cittadini delle zone rurali, è costretto a fare i conti con decisioni politiche prese da lontano, da chi non ha alcuna conoscenza del territorio e dei suoi equilibri. La manutenzione dei fiumi, ad esempio, è un compito che dovrebbe essere affidato a chi conosce la terra e la vive ogni giorno, e non a chi impone leggi astratte che ignorano le reali necessità locali.

L’idea di lasciare che la manutenzione del territorio venga gestita da cittadini e lavoratori che ogni giorno affrontano le sfide di un paesaggio naturale complesso è forse la chiave per salvare l’Italia da disastri naturali, frane e alluvioni che si ripetono ogni anno. La politica dovrebbe supportare questi soggetti, anziché ostacolarli con regolamenti inutili e dannosi.

Il futuro non può essere costruito su ideologie che in nome dell’ecologia rischiano di distruggere l’economia e il benessere sociale. Se vogliamo davvero preservare l’ambiente, non possiamo ignorare la necessità di un approccio realistico, che combini la protezione della natura con il supporto a chi lavora e vive sul territorio. Solo così si può costruire un futuro davvero sostenibile, in cui la crescita economica e la salvaguardia dell’ambiente non siano in contrapposizione, ma si rafforzino a vicenda.

Il controllo delle risorse, la manutenzione dei territori e il rispetto delle esigenze locali devono essere al centro della politica ambientale, anziché inseguire ideologie che rischiano di compromettere l’intero equilibrio sociale e produttivo del nostro paese.

[Fonte: www.calabriainforma.it]




Dall'archivio fotografico


 

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secoloditalia.it - Gli archivi delle destre, veri e propri tesori della memoria: come metterli in rete per non disperderli


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Esistono “a destra” dei veri e propri “tesori della Memoria”, rispetto ai quali cresce una nuova sensibilità. Sottovalutati per anni, intorno ad essi si sta infatti articolando – come ha dimostrato il recente Convegno “I Tesori della Memoria: una Rete digitale per gli archivi della Destra italiana”, tenutosi a Palermo il 29 novembre, con il patrocinio della Regione Sicilia e del Ministero della Cultura – una vera e propria Rete, fatta di archivi, di emeroteche, di biblioteche, in grado di raccontare le idee e le passioni che hanno animato la lunga stagione politica delle destre italiane.

Presenti all’importante appuntamento gli assessori alla Cultura del Comune di Palermo e della Regione siciliana, Giampiero Cannella e Francesco Scarpinato, Giuseppe Parlato, presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, Fabrizio Tatarella (Fondazione Giuseppe e Salvatore Tatarella); la senatrice di Fdi Isabella Rauti (Centro Studi Pino Rauti), Marina Romualdi (Archivio Pino Romualdi), Angela Grammatico (Associazione culturale La Roccia), Fabrizio Fonte (Centro Studi Dino Grammatico), Fabio Tricoli e Tommaso Romano (Fondazione Giuseppe e Marzio Tricoli), Francesco Ciulla (Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici). L’ampio confronto, finalizzato a costruire un coordinamento tra i diversi archivi esistenti, ha fatto emergere la ricchezza culturale di questi archivi e la grande sensibilità, espressa dagli intervenuti, per valorizzarli, renderli fruibili, allargarne la consistenza. Consapevoli – a partire dai rappresentanti istituzionali – delle responsabilità che stanno alla base di questo impegno, responsabilità politiche e culturali, che vanno ben oltre la memoria dei singoli e delle famiglie interessate.

“C’è una grande responsabilità culturale rispetto ai giovani – ha ricordato Francesco Scarpinato, assessore alla Cultura della Regione Sicilia – ed insieme ai valori che le destre hanno storicamente incarnato”. Particolarmente oggi, in un tempo dove a prevalere pare essere una comunicazione semplicistica ed istantanea – come ha puntualizzato Giampiero Cannella, assessore alla Cultura del Comune di Palermo – che va a detrimento del “pensiero lungo”, della capacità di trasmettere memoria e storie complesse, culturalmente e politicamente, quali sono quelle che ci vengono dalla storia delle destre.
Non solo ricordo, dunque, come ha opportunamente indicato, in premessa, Fabio Tricoli, ma un vero e proprio progetto culturale, rappresentato dalla sua ricca materialità, vero e proprio laboratorio fatto di idee, di progetti e quindi di fondi documentaristici.

Su questo ha portato la sua esperienza Giuseppe Parlato, in qualità di Presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, da sempre impegnato in un’ opera essenziale di salvataggio/valorizzazione di questa memoria. Al punto che – come egli stesso ha comunicato – oggi sono ben quarantacinque i fondi archivistici presenti nella fondazione da lui presieduta. Fondi che portano i nomi – tra gli altri – di Giano Accame, Giulio Cesco Baghino, Enzo Erra, Gianni Isidori, Ernesto Massi, Nino Tripodi, Gaetano Rasi, Adalberto Baldoni. Oltre alla fondamentale opera di schedatura/digitalizzazione – ha specificato Parlato – fondamentali sono quelli che egli ha definito “ricognizioni sul campo”, in grado di individuare e valorizzare la ricca messe di archivi personali presenti sui territori, anche attraverso un hub digitale.

Un esempio “operativo” è quello proposto da Isabella Rauti, che ha portato a costituire presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma il Fondo Pino Rauti, con una consistenza archivistica di 2880 volumi, provenienti dalla biblioteca privata di Pino Rauti, cui si aggiungono un considerevole numero di Riviste, e di 1898 Unità archivistiche, organizzate in 80 Faldoni. L’archivio personale restituisce un arco cronologico compreso tra il maggio 1926 – anno di nascita di Pino Rauti – ed il febbraio 2012, anno della sua scomparsa, avvenuta il 2 novembre; la biblioteca personale comprende volumi anche datati, dal più antico del 1866, fino ad edizioni moderne che superano il 2012 ed arrivano fino al 2016, con volumi editi dopo la sua scomparsa, riferibili alla sua figura ed alla sua attività. “C’è stata una galassia culturale di destra vivace e creativa – ha dichiarato Isabella Rauti – che ha lasciato una grande eredità intellettuale, che deve essere ricostruita e raccontata”.
A questa opera di ricostruzione e narrazione ha fatto riferimento anche Fabrizio Tatarella, Vice Presidente della Fondazione Giuseppe e Salvatore Tatarella, con sede a Bari, che con il suo archivio dichiarato di “interesse storico rilevante” e la sua importante Emeroteca con 366 testate in fase di digitalizzazione, mette a disposizione un patrimonio archivistico della storia della destra italiana riconosciuto di valore nazionale.

Non a caso in un articolo pubblicato su “Il Tempo” il 9 febbraio del ’99, giorno della scomparsa di Pinuccio Tatarella e intitolato “Dal suo archivio si ricostruirà la storia della destra”, Gino Agnese ricordava come Tatarella, “apparentemente disordinato era invece accurato, conservava tutto e aveva una memoria fenomenale”. Quando si vorrà scrive più puntualmente la storia della destra tra il 1950 ed oggi, e non solo della destra, bisognerà – continuava Agnese – “dare un’occhiata alle carte di Tatarella, che collezionò tutta una serie di giornali, giornaletti, riviste, rivistine, volantini e manifesti. E lettere, biglietti e bigliettini, spesso autorevolmente firmati, indirizzati a questo politico prematuramente scomparso, che ben si sarebbe cimentato con le novità del ventunesimo secolo”.

Archivi fondamentali della storia della destra

A questa suggestiva immagine possono essere assimilate le esperienze di Marina Romualdi (Archivio Pino Romualdi), Angela Grammatico (Associazione culturale La Roccia) e di Fabrizio Forte (Centro Studi Dino Grammatico): testimoni di tre figure emblematiche nella storia delle destre italiane (con il caso emblematico dell’esperienza di Custonaci, di cui Forte è oggi sindaco, assurta più volte, nell’ultimo cinquantennio del Novecento, alle cronache politiche nazionali, grazie a Dino Grammatico, figura di spicco della destra siciliana, che ne fu sindaco più volte a partire dal 1960). In questo ambito ugualmente preziosa la testimonianza di Francesco Ciulla, nuovo presidente dell’I.S.S.P.E. (Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici) costituitosi a Palermo nel 1980, creato non solo per ridare voce alla tradizione culturale “nazionale”, ma anche per interpretare, alla luce di questa tradizione, i problemi emergenti della realtà politica, economica e sociale italiana nel momento della sua trasformazione e del suo inserimento nella più vasta dimensione europea. In questo ambito fondamentale l’opera di conservazione di vari archivi delle destre (a cominciare da quello del Fronte della Gioventù di Palermo) e la pubblicazione di ricerche indirizzate alla valorizzazione delle personalità siciliane affermatesi nei vari campi della cultura, dell’arte e della professionalità e al recupero di figure ed eventi caduti nel dimenticatoio (spesso con particolare riguardo alle destre siciliane).
A sintesi dell’importante incontro palermitano l’intervento di Tommaso Romano, storica figura dell’attivismo culturale e politico siciliano, che ha puntato la sua attenzione sulla pluralità delle destre italiane: (da quella missina a quella monarchica, dal mondo cattolico a quello liberale e della “Sinistra nazionale”; fino al sindacalismo nazionale, con la Cisnal). L’invito di Romano è ad un approccio scientifico al tema della Memoria delle destre, al fine di rettificare le interpretazioni distorte e cogliere il valore attuale di una tradizione complessa. Centrale il quesito “Quale spirito per costruire futuro ?”, quesito di particolare rilevanza oggi, allorquando le destre sono arrivate al governo del Paese e debbono fare tesoro delle culture (e delle figure emblematiche di valore) che hanno costruito una Storia, fatta di idee e di passioni le quali hanno animato la politica italiana al pari di altre scuole politiche. L’impegno che ci consegna il convegno “I Tesori della Memoria: una Rete digitale per gli archivi della Destra italiana” è di divulgare quella Storia, vero e proprio “giacimento culturale” da valorizzare, studiare, rendere fruibile. Per l’oggi e soprattutto verso il domani. (In occasione dell’incontro palermitano è stato distribuito il libro: “Bibliografia sulle destre – 1943 – 2024” a cura di Mario Bozzi Sentieri e Tommaso Romano, Fondazione Thule, Palermo 2024. Chi fosse interessato può farne richiesta scrivendo a: fondazionethulecultura@gmail.com).

[Fonte: www.secoloditalia.it]




barbadillo.it - Gli archivi digitali della destra come tesori della memoria


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Il convegno a Palermo, finalizzato a costruire un coordinamento tra i diversi archivi esistenti, ha fatto emergere la ricchezza culturale di questi archivi e la grande sensibilità per valorizzarli, renderli fruibili, allargarne la consistenza

Esistono “a destra” dei veri e propri “tesori della Memoria”, rispetto ai quali cresce una nuova sensibilità. Sottovalutati per anni, intorno ad essi si sta infatti  articolando – come ha dimostrato il recente Convegno “I Tesori della Memoria: una Rete digitale per gli archivi della Destra italiana”, tenutosi a Palermo il 29 novembre, con il patrocinio della Regione Sicilia e del Ministero della Cultura – una vera e propria Rete, fatta di archivi, di emeroteche, di biblioteche, in grado di  raccontare le  idee e le  passioni che hanno animato la lunga stagione politica delle destre italiane.

Presenti all’importante appuntamento gli assessori alla Cultura del Comune di Palermo e della Regione siciliana, Giampiero Cannella e Francesco Scarpinato, Giuseppe Parlato, presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, Fabrizio Tatarella (Fondazione Giuseppe e Salvatore Tatarella), la senatrice di FdiIsabella Rauti (Centro Studi Pino Rauti), Marina Romualdi(Archivio Pino Romualdi), Angela Grammatico (Associazione culturale La Roccia), Fabrizio Fonte (Centro Studi Dino Grammatico), Fabio Tricoli e Tommaso Romano (Fondazione Giuseppe e Marzio Tricoli), Francesco Ciulla (Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici).

L’ampio  confronto, finalizzato a costruire un coordinamento tra i diversi archivi esistenti, ha fatto emergere la ricchezza culturale di questi archivi e la grande sensibilità, espressa dagli intervenuti, per valorizzarli, renderli fruibili, allargarne la consistenza. Consapevoli – a partire dai rappresentanti istituzionali – delle responsabilità che stanno alla base di questo impegno, responsabilità politiche e culturali, che vanno ben oltre la memoria dei singoli e delle famiglie interessate.

“C’è una grande responsabilità culturale rispetto ai giovani – ha ricordato Francesco Scarpinato, assessore alla Cultura della Regione Sicilia – ed insieme ai valori che le destre hanno storicamente incarnato”. Particolarmente oggi, in un tempo dove a prevalere pare essere una comunicazione semplicistica ed istantanea – come ha puntualizzato Giampiero Cannella, assessore alla Cultura del Comune di Palermo – che va a detrimento del “pensiero lungo”, della capacità di trasmettere memoria e storie complesse, culturalmente e politicamente, quali sono quelle che ci vengono dalla storia delle destre.

Non solo ricordo, dunque, come ha opportunamente indicato, in premessa,  Fabio Tricoli, ma un vero e proprio progetto culturale, rappresentato dalla sua ricca materialità, vero e proprio laboratorio fatto di idee, di progetti e quindi di fondi documentaristici.

Su questo ha portato la sua esperienza Giuseppe Parlato, in qualità di Presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, da sempre impegnato in un’ opera essenziale di salvataggio/valorizzazione di questa memoria. Al punto che – come egli stesso  ha comunicato – oggi sono ben quarantacinque i fondi archivistici presenti nella fondazione da lui presieduta, fondi che portano i nomi – tra gli altri – di Giano Accame, Giulio Cesco Baghino, Enzo Erra, Gianni Isidori, Ernesto Massi, Nino Tripodi, Gaetano Rasi, Adalberto Baldoni. Oltre alla fondamentale opera di schedatura/digitalizzazione – ha specificato Parlato – fondamentali sono quelli che egli ha definito “ricognizioni sul campo”, in grado di individuare e valorizzare la ricca messe di archivi personali presenti sui territori, anche attraverso un hubdigitale.

Un esempio “operativo” è quello proposto da Isabella Rauti, che ha portato a costituire presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma il Fondo Pino Rauti, con una consistenza archivistica di 2880 volumi, provenienti dalla biblioteca privata di Pino Rauti, cui si aggiungono un considerevole numero di Riviste, e di 1898 Unità archivistiche, organizzate in 80 Faldoni. L’archivio personale restituisce un arco cronologico compreso tra il maggio 1926 – anno di nascita di Pino Rauti – ed il febbraio 2012, anno della sua scomparsa, avvenuta il 2 novembre; la biblioteca personale comprende volumi anche datati, dal più antico del 1866, fino ad edizioni moderne che superano il 2012 ed arrivano fino al 2016, con volumi editi dopo la sua scomparsa, riferibili alla sua figura ed alla sua attività. “C’è stata una galassia culturale di destra vivace e creativa – ha dichiarato Isabella Rauti –  che ha lasciato una grande eredità intellettuale, che deve essere ricostruita e raccontata”.

A questa opera di ricostruzione e narrazione ha  fatto riferimento anche Fabrizio Tatarella, Vice Presidente della Fondazione Giuseppe e Salvatore Tatarella, con sede a Bari, che con il suo archivio dichiarato di “interesse storico rilevante” e la sua importante Emeroteca con 366 testate in fase di digitalizzazione, mette a disposizione un  patrimonio archivistico della storia della destra italiana riconosciuto di valore nazionale.

Non a caso in un articolo pubblicato su “Il Tempo” il 9 febbraio del ’99, giorno della scomparsa di Pinuccio Tatarella e intitolato “Dal suo archivio si ricostruirà la storia della destra”, Gino Agnese ricordava come Tatarella, “apparentemente disordinato era invece accurato, conservava tutto e aveva una memoria fenomenale”. Quando si vorrà scrive più puntualmente la storia della destra tra il 1950 ed oggi, e non solo della destra, bisognerà – continuava Agnese – “dare un’occhiata alle carte di Tatarella, che collezionò tutta una serie di giornali, giornaletti, riviste, rivistine, volantini e manifesti. E lettere, biglietti e bigliettini, spesso autorevolmente firmati, indirizzati a questo politico prematuramente scomparso, che ben si sarebbe cimentato con le novità del ventunesimo secolo”.

A questa suggestiva immagine possono essere assimilate le esperienze di Marina Romualdi (Archivio Pino Romualdi), Angela Grammatico (Associazione culturale La Roccia) e di Fabrizio Forte (Centro Studi Dino Grammatico) testimoni di tre figure emblematiche nella storia  delle  destre italiane (con il caso emblematico dell’esperienza di Custonaci, di cui Forte è oggi sindaco, assurta più volte, nell’ultimo cinquantennio del Novecento, alle cronache politiche nazionali, grazie a Dino Grammatico, figura di spicco della destra siciliana, che ne fu sindaco più volte a partire dal 1960). In questo ambito ugualmente preziosa la testimonianza di Francesco Ciulla, nuovo presidente dell’I.S.S.P.E. (Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici) costituitosi a Palermo nel 1980, creato non solo per ridare voce alla tradizione culturale “nazionale”, ma anche per interpretare, alla luce di questa tradizione, i problemi emergenti della realtà politica, economica e sociale italiana nel momento della sua trasformazione e del suo inserimento nella più vasta dimensione europea. In questo ambito fondamentale l’opera di conservazione di vari archivi delle destre (a cominciare da quello del Fronte della Gioventù di Palermo) e la pubblicazione di ricerche indirizzate alla valorizzazione delle personalità siciliane affermatesi nei vari campi della cultura, dell’arte e della professionalità e al recupero di figure ed eventi caduti nel dimenticatoio (spesso con particolare riguardo alle destre siciliane).

A sintesi dell’importante incontro palermitano l’intervento di Tommaso Romano, storica figura dell’attivismo culturale e politico siciliano, che ha puntato la sua attenzione sulla pluralità delle destre italiane (da quella missina a quella monarchica, dal mondo cattolico a quello liberale e della “Sinistra nazionale”,  fino al sindacalismo nazionale, con la Cisnal). L’invito di Romano è ad un approccio scientifico al tema della Memoria delle destre, al fine di rettificare le interpretazioni distorte e cogliere il valore attuale di una tradizione complessa. Centrale il quesito “Quale spirito per costruire futuro ?”, quesito di particolare rilevanza oggi, allorquando le destre sono arrivate al governo del Paese e debbono fare tesoro delle culture (e delle figure emblematiche di valore) che hanno costruito una Storia, fatta di idee e di passioni le quali hanno animato la politica italiana al pari di altre scuole politiche. L’impegno che ci consegna il convegno  “I Tesori della Memoria: una Rete digitale per gli archivi della Destra italiana” è di divulgare quella Storia, vero e proprio “giacimento culturale” da valorizzare, studiare, rendere fruibile. Per l’oggi e soprattutto verso il domani.


In occasione dell’incontro palermitano è stato distribuito il libro: “Bibliografia sulle destre –  1943 –  2024” a cura di Mario Bozzi Sentieri e Tommaso Romano, Fondazione Thule, Palermo 2024. Chi fosse interessato può farne richiesta scrivendo a: fondazionethulecultura@gmail.com.

[Fonte: www.barbadillo.it]




Venerdì 29 novembre, ore 16:30 - "I tesori della memoria" Una Rete digitale per gli Archivi della Destra Italiana, presso Villa Zito a Palermo


A Palermo, il 29 novembre, con il Centro Studi Pino Rauti per il Convegno “I tesori della memoria. Una rete digitale per gli Archivi della Destra italiana”, promosso dalla Fondazione Tricoli.
Un evento condiviso con le Fondazioni Ugo Spirito e Renzo De Felice, Alleanza Nazionale, Tatarella, Almirante e le realtà associative dedicate a Romualdi e Grammatico.
Ne emerge un patrimonio comune, un giacimento intellettuale della storia delle idee e della Destra italiana che racconta impegni e passioni che hanno animato la politica nazionale e che arrivano – come pensiero lungo – fino ad oggi.
Da questo evento nasce un impegno, quello di creare un hub digitale degli Archivi della destra italiana, consultabili su una piattaforma unica, una sorta di cloud nazionale di un patrimonio comune.
Il Fondo Pino Rauti – la biblioteca privata e l’Archivio personale – presente dal 2020 alla Biblioteca Nazionale di Stato di Roma è già consultabile on line e rappresenta una fonte di informazione politica di prim’ordine ma la messa a sistema con il progetto degli Archivi storici in una Rete digitale ha una sostanza politica. C’è stata una galassia culturale di destra vivace e creativa che ha lasciato una grande eredità intellettuale, che deve essere ricostruita e raccontata.

Ascolta l’intervento di Isabella Rauti, presidente del Centro Studi Pino Rauti:

Guarda la galleria fotografica:

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Palermo, 29 novembre 2024 - "I tesori della memoria. Una Rete digitale per gli Archivi della Destra Italiana", presso Villa Zito


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Montalbano fine anni Novanta


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ilprimatonazionale.it - Pino Rauti, un ricordo personale a 12 anni dalla morte


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Roma, 2 nov – Il 2 Novembre del 2012 scompare una delle figure più carismatiche della Destra Europea del ‘900, Pino Rauti.

La filosofia politica
La sua filosofia politica ha riferimenti ben precisi: la tradizione e la socializzazione. Uno dei pochi capaci a far coesistere armonicamente il corporativismo e l’ esaltazione della civiltà occidentale. Lo studio di Evola e Guenon con le teoria dell’alternativa corporativa di Sermonti e di Romualdi. L’amore per le analogie tra Magna Grecia e civiltà celtica.

Uno dei pochi ad avere il coraggio delle proprie idee, tradizionali, ma, calate nella modernità. L’unico, tra i leader conclamati, capace di sospettare del liberalcapitalismo quando la parabola berlusconiana imperversava in ogni dove nel nostro Bel Paese. Fra i pochissimi a definire il concetto di Europa, sia nei suoi libri e sia nella sua creatura splendida, il giornale Linea che dirigeva con fierezza anche nei momenti più difficili.

Pino Rauti, giornalista e politico
Chissà cosa penserebbe oggi Pino Rauti nel vedere sua figlia Isabella sottosegretario. Chissà che gioia e che soddisfazione avrebbe espresso: proprio Isabella che raccoglie l’eredità culturale e ideale di un padre così geniale e così amorevole. Chi scrive ha avuto il privilegio di conoscerlo e di ammirare la sua visone degli scenari futuri: le battaglie contro il dissesto idro-geologico, sui salari di inserimento sociale, sugli aiuti umanitari per evitare le “deportazioni” delle immigrazioni, la bioetica, la tutela del patrimonio culturale e via discorrendo.

Da grande giornalista quale era, aveva il dono della comunicazione e di un approccio aulico a temi complessi quali quello della globalizzazione e dello strapotere delle banche. Temi, tesi congressuali, analisi e comizi che proiettavano chi lo conosceva in una dimensione altra, non solo politica ma anche esistenziale.

La destra moderna
Ha fatto il deputato, il segretario del MSI, del MSI-Fiamma Tricolore, ha pagato per delitti mai commessi nel corso del periodo della strategia della tensione. Ha scelto la via dell’atlantismo quando il pericolo comunista bussava alla porta e da qui la sua intuizione negli anni ottanta della imminente caduta del muro. Spiegando a tutti coloro che hanno delle idee di Destra che il fascismo è solo un giacimento della memoria. Fu accusato da Fini di essere un nostalgico, in realtà aveva delle idee che non si omologavano alla destra liberale e liberista che oggi, fortunatamente, deve fare i conti con una destra europea, moderna, capace di guardare alle sfide delle crisi inenarrabili se si considera il conflitto russo-ucraino e la complessità che ne consegue.

Una sicura interprete della Destra moderna è sicuramente Isabella Rauti che ha respirato la grande politica sin dalla sua nascita. Ricordo che, personalmente, leggevo una rivista da lei diretta, dal titolo “Niente Mimose” dedicata alla figura della donna nella nostra società e nella storia. Dunque, non un vacuo femminismo. Mi piace ricordare Pino Rauti per la sua grandezza culturale, per la sua capacità di comprendere che se un gruppo politico va al governo per quei contenuti che incarna, quei contenuti stessi non dovrà tradire. Mi piace ricordare Pino Rauti per essere stato anti-retorico, pragmatico e visionario, uno studioso, un uomo capace di idea e di azione. Le sue teorie e la sua lezione sono imprescindibili per i giovani di Destra e per chi si trova a governare questo nostro Paese nella tempesta della storia e del presente.

Flavio De Marco

[Fonte: www.ilprimatonazionale.it]




In memoria di Pino Rauti a 12 anni dalla morte