Nacque così con il Centro studi Ordine Nuovo il primo tentativo di occupare, tramite il combattentismo antisistema e tramite la rivoluzione culturale, lo spazio politico extraparlamentare di estrema destra
Quando in Italia si parla di movimenti di rappresentanza politica extraparlamentari il pensiero corre sovente all’extraparlamentarismo di sinistra, ai gruppi organizzati di ispirazione marxista-leninista, sorti a partire dalla fine degli anni ’60 (segnatamente: Potere Operaio, Lotta Continua e Avanguardia Operaia). Lo spazio politico esterno alle aule rappresentative istituzionali era però ben prima già stato presidiato da organizzazioni di ben diversa natura, rientranti nell’opposta polarità dello spettro politico-ideologico, una su tutte: il Centro Studi Ordine Nuovo, da non confondere con l’omonimo Movimento Politico rinato sotto la guida di Clemente Graziani, quello sì, in concomitanza con la stagione dell’extraparlamentarismo di sinistra, nel 1969, l’anno di nascita di Lotta Continua.
Tutto iniziò nel 1954
Nel 1954 il giovane missino Pino Rauti fondò con Paolo Andriani e Graziani il Centro Studi, in seguito alla rottura con l’ex sodale Enzo Erra. Quest’ultimo aveva infatti accettato la segreteria del Raggruppamento Giovanile Studenti e Lavoratori, nel quale la componente spiritualistica evoliana (quella dei “figli del sole”) era preponderante, componente della quale gli stessi Rauti ed Erra erano stati fino a quel momento massima incarnazione. Accettando la segreteria, Erra aveva però compiuto un’irreversibile scelta di campo, aveva optato per il depotenziare la carica eversiva dei giovani evoliani, ponendone le energie al servizio del partito, soprattutto nell’ottica dell’avvicinamento della resa dei conti tra la segreteria De Marsanich prima e quella Michelini poi e la Sinistra Nazionale, la componete missina attiva per la qualificazione in senso sociale del partito.
La rottura con Enzo Erra
Rotto il sodalizio con Erra, Rauti, proseguì, tramite la fondazione del Centro Studi Ordine Nuovo, la propria battaglia terzaforzista all’insegna della Tradizione in seno al partito postfascista. Mezzo d’elezione per condurre tale battaglia interna fu la creazione di una rivista: Ordine Nuovo (aprile 1959), che raccolse l’eredità delle riviste di ispirazione spiritualista-evoliana avviate dai figli del sole nella fase alta della vita politica del Msi: La Sfida e Imperium. Sulle pagine di Ordine Nuovo Rauti e sodali imbracciarono una battaglia antiatlantista e critica alla riconversione in senso riformista del MSI, in particolare contro l’alleanza con i monarchici di Alfredo Covelli.
Il quinto congresso del Msi nel 1956
Punto apicale della lotta dell’ascia bipenne in seno al partito fu il quinto congresso della fiamma tricolore, tenutosi a Milano nel novembre 1956. Nel settembre precedente al congresso l’ex segretario Almirante era riuscito nell’ardua impresa di racchiudere sotto un unico cartello congressuale tanto gli ordinovisti di Rauti quanto la Sinistra Nazionale di Massi. Il punto di contatto tra queste due fazioni apparentemente agli antipodi? Presto detto: la comune viscerale opposizione al patto atlantico.
Scrisse ad esempio, con toni analoghi a quelli che erano stati usati da Massi e da altri esponenti della sinistra interna al Msi prima di lui, lo stesso Rauti, facendo foggia di un’elaborazione argomentativa che evidentemente poggia su una matrice di pensiero di stampo evoliano, proprio su Ordine Nuovo nel giugno 1955:
Non c’è aspetto della vita “occidentale”, non c’è manifestazione della società contemporanea e dei regimi politici in cui essa si è articolata e vive, che non mostrino tracce evidentissime di una degenerescenza in atto, di una involuzione che ormai sa di sfacelo, nella ottusa e persistente rinuncia a credere in quei valori superiori, spirituali e morali, di carattere e di qualità, che già fornirono il supporto solidissimo a civiltà degne di questo nome.
Continuando poi:
[…] non abbiamo mai condiviso certo equivoco filoamericanismo che, specie negli ultimi tempi, è dilagato nelle nostre fila, aiutato a piene mani dall’orientamento riformista che ha assunto la battaglia politica del MSI.
E ancor più esplicitamente, nel medesimo numero della rivista, lo stesso Rauti ma con lo pseudonimo di Umberto Giusti:
[…] quando il Partito aveva ancora una sensibilità politica e morale, e una fede e dell’entusiasmo, si seppe difendere dalle insidie “occidentaliste” del Patto Atlantico […]
La scelta di abbandonare la Fiamma
Dopo la sconfitta congressuale, sentendosi traditi dalla fiducia riposta in Almirante, a Rauti e al Centro Studi non restò che separare i propri destini (per lo meno fino al ritorno di Almirante alla segreteria nel 1969) da quelli del Msi ed intraprendere una strada autonoma, ritenendo ormai irreversibile la scelta di campo filoccidentale operata dalla dirigenza del partito erede della RSI. All’ortodossia terzaforzista era stato preferito un annacquamento ideologico in senso anticomunista. I nemici di ieri, gli angloamericani, erano divenuti ormai gli alleati di oggi. Queste le amare parole rivolte, dalle pagine di Ordine Nuovo, nel dicembre del 1956, dagli 87 dimissionari (capofila Rauti stesso) alla dirigenza missina:
Che ci stiamo a fare nel MSI? Noi, intendo, i giovani volontari della RSI, noi che credemmo di proseguire nel Partito la stessa battaglia per la quale partimmo volontari dopo l’8 Settembre, convinti che si potesse anche perdere la guerra, ma decisi ad affermare a tutti i costi la priorità di certi valori etici e spirituali?
Nacque così la prima vera e propria scissione dal Msi, con l’allontanamento dalla casa madre di buona parte, seppur non tutta, del gruppo evoliano. Nacque così il primo tentativo di occupare, tramite il combattentismo antisistema e tramite la rivoluzione culturale, lo spazio politico extraparlamentare di estrema destra, di più: nacque così il primo gruppo extraparlamentare d’Italia.
[Fonte: www.barbadillo.it]












